Ci sono momenti, nel modesto palcoscenico della nostra vita o nell’immenso Teatro della Storia, in cui per scorgere il volto degli eventi che nel domani ci attendono, è forse più saggio guardare non verso le luci accecanti del futuro, ma al chiarore dei lumi del nostro passato. Sono tuttavia assai pochi oggi i moderni che hanno il coraggio di ergersi sulle spalle dei giganti di ieri per mirare orizzonti più lontani, questo perché quasi un secolo di sfrenato consumismo universale ci hanno persuaso dell’idea che il passato sia un cimelio obsoleto che va necessariamente sostituito con un device più evoluto. Quale sorpresa si accenderebbe nel cuore soprattutto dei più giovani di Noi se leggessero anche solo poche parole del discorso pronunciato nel lontano 13 maggio 1921 a Dornach da un filosofo austriaco di nome Rudolf Steiner :

“Dalla terra nascerà una genia di esseri che per quanto riguarda il loro carattere sono collocabili tra il regno minerale e il regno vegetale con una natura di tipo automatico abbondante d’intelletto oltremodo intenso. Con questo movimento, che si diffonderà sulla Terra, questa sarà ricoperta come in una rete, in un tessuto di spaventosi ragni di enorme saggezza, ma che nella loro organizzazione non arrivano neppure al regno vegetale, ragni terrificanti, che s’intrecceranno tra loro e che nei loro movimenti esteriori imiteranno tutto ciò pensato dagli uomini con l’intelletto confuso, non stimolato da quanto deve venire per mezzo di una nuova immaginazione in genere e la scienza dello spirito in particolare. Tutti i pensieri di questo tipo irreale degli uomini diventa reale. La Terra sarà ricoperta (…) di terribili ragni vegetominerali, oltremodo razionali, ma tremendamente malvagi, che s’intessono tra loro. L’uomo (…) sarà costretto a unirsi con il suo essere con questi tremendi aracnidi vegeto-minerali. Questa specie di ragni avranno poi un carattere spiccatamente arimanico”.

Con queste amare parole di rara intensità, Rudolf Steiner sembra aver tratteggiato, con lucido spirito preveggente, la drammatica situazione che la nostra civiltà si trova oggi ad affrontare. Il web, abbreviazione di world wide web – ossia grande ragnatela mondiale – è il simbolo più eclatante di tale preconizzazione. Entrando nel mondo immaginativo evocato da Steiner scevri da ogni preconcetto, si annunciano esseri collocabili tra il regno minerale e quello vegetale dotati di un intelletto incredibile e votati, manco a dirlo, all’automatismo. È singolare il fatto che tutto il reame digitale si poggi su architetture di silicio che generano e alimentano costantemente “devices” ed entità prive di raziocinio seppur dotate di eccezionali capacità di calcolo. Steiner non avrebbe potuto essere più chiaro di così, specie se consideriamo che negli anni ‘20 del Novecento realtà come Internet o l’Intelligenza Artificiale non avrebbero potuto in alcun modo essere immaginabili dalla gente comune, in quanto non ricavabili dall’esperienza del mondo sensibile. Le macchine di oggi, in quanto entità costruite su sovrastrutture di silicio, si distinguono nettamente da forme di vita quale la nostra che sono fondate sul carbonio; ben quindi si concilia il loro collocamento da parte di Steiner a ridosso del regno minerale. Il riferimento inoltre anche al regno vegetale è una chiara allusione all’inconsapevolezza di tali esseri, i quali partecipano della stessa natura del nostro sistema nervoso vegetativo, addetto cioè a tutte quelle funzioni automatiche poste al di fuori del controllo volontario. Steiner prosegue il suo magistrale e oscuro ritratto futuristico offrendo una perfetta descrizione degli odierni algoritmi, “ragni terrificanti” che si intrecciano tra loro e che mimano superficialmente quell’io cosciente che distingue gli uomini dalle bestie e dalle piante. È chiaro che Steiner parli in modo figurato per descrivere i soggetti della sua visione. “La Terra sarà ricoperta.. come in una rete” è quindi una metafora, quella della ragnatela e dei ragni. Ma se la rete è il web, è assai paradossale che per orientarci in essa ci affidiamo proprio a quelli che Steiner associa a dei famelici ragni. Potrebbe forse un ragno essere una guida per gli insetti intrappolati nella sua tela? Tutti i motori di ricerca sono definiti da degli algoritmi, ossia modelli matematici che, una volta svegliati dal loro sonno digitale, ci si attaccano addosso come avidi aracnidi e ogni giorno ci propongono contenuti ritagliati sartorialmente sulle nostre misure. Sequenze e intrecci di algoritmi sempre più complessi che come ragni digitali ci avvinghiano in una tela intangibile che non lascia scampo tanto ai nostri intelletti quanto ai nostri corpi. È questa una simbiosi che prospetta innumerevoli vantaggi per l’ospite ma che rivela una natura parassitaria sempre più vorace e che ha come obiettivo ultimo la consunzione della nostra essenza nonché del nostro spirito vitale al fine di una nostra futura sostituzione. Forse che i data center, i santuari dell'Intelligenza Artificiale, non si alimentano di ciò che è necessario per la nostra sussistenza, ossia l'acqua e l'elettricità? Steiner ci avverte di ciò e addirittura allude ad una fusione completa tra l’uomo e questi “aracnidi vegeto-minerali” facendosi così profeta del Vangelo Transumanista. Considerando quante persone, soprattutto le nuove e forse anche le ultime generazioni, oggi sono già veramente computer e smartphone dipendenti e il moltissimo tempo che trascorrono davanti allo schermo, senza volontà sufficiente per separarsene, si può immaginare quanto più estesa sarà la dipendenza da questo regno simile a quello dei ragni, ora che tutto questo tessuto, attraverso l’epifania della cosiddetta Intelligenza Artificiale, sembra – e sottolineo sembra – aver acquistato vita. L’inserimento dell’umanità nell’intelligenza artificiale divenuta semi-vivente, o forse dovremmo dire, un morto vivente, sta già conducendo inevitabilmente alla graduale perdita dell’Io. Quanto è stato esposto non implica necessariamente la rinuncia all’utilizzo del computer o di strumenti quali Internet, essi fanno parte della civiltà odierna, ma sono nello stesso tempo le tentazioni più insidiose che si avvicinano all’umanità e che in futuro penetreranno anche biologicamente dentro essa. Sempre se non sia già avvenuto, magari attraverso le divine inoculazioni transgeniche, mentre gli uomini e dottori di ogni schieramento erano distratti dall'assurda ontologia di un virus che, come tutte le sue varianti commerciali, pur non essendo vivo, si sviluppa, si muove e si nutre, paradossi che non possono esistere in Natura.
Ad ogni modo, come per molti problemi analoghi che oggi dobbiamo affrontare nella nostra realtà, resta però decisivo se sia l’uomo a dominare le cose oppure se saranno queste a dominarlo. Se l’Uomo vuole conservare la sua autonomia nel regno digitale, egli deve distinguere bene quello che è necessario per il proprio lavoro quale aiuto puramente tecnico e dove passa il limite, dove inizia a predominare, prima senza accorgersene, la tentazione “arimanica”. In tal caso l’Uomo corre il pericolo di diventare sempre più, e quasi sempre senza esserne cosciente, uno strumento per scopi a lui estranei, «sprofondando» a poco a poco in quella che Steiner definisce “subnatura”.
Ciò che infatti spaventa non è l’evoluzione di una macchina, ma l’involuzione dell’umanità, la cui maggioranza, dal 2020 in poi, violentando inconsapevolmente ogni principio di non contraddizione ancor prima del proprio corpo, ha superato il punto di non ritorno. Se il nichilismo del ‘900 non mirava propriamente all’estinzione di ogni assoluto visto che l’ubermesnch de facto costituiva un Uomo che si era fatto Dio, nel XXI secolo è la macchina che viene assolutizzata a scapito dell’Uomo, non per un’ingiustizia storica o per il volere della Confindustria internazionale, ma perché miliardi di persone hanno barattato la loro umanità per qualche bonus e per vivere un’esistenza priva della pressione della responsabilità. Questa rinuncia al libero arbitrio non li ha però resi spensierati e felici ma ridotti a zombies avidi e nevrotici ed ebeti sorridenti, e nemmeno li ha retrocessi nel regno degli animali e dei vegetali, i quali, invece, al contrario dell’uomo post covid 19, non sono capaci di contraddire il principio di autoconservazione o di rinnegare i propri simili per una reclame televisiva.
Eppure l’Uomo è specchio dell’universo intero in quanto riflette letteralmente tutte le sue architetture. Le reti di neuroni che costituiscono il cervello umano, in grado di ricevere, elaborare e trasmettere impulsi nervosi, e dare luogo alle complesse funzioni cognitive della mente sono assai simili agli enormi filamenti che permeano gli spazi intergalattici, collegando le strutture più dense dell’universo e formando l’infrastruttura cosmica in cui nascono e si evolvono, nel corso di miliardi di anni, galassie, stelle e pianeti. I risultati di uno studio condotto da Franco Vazza, astrofisico dell’Università di Bologna e associato all’Istituto di radioastronomia dell’Inaf, e Alberto Feletti, neurochirurgo presso l’Università di Verona, pubblicato sulla rivista Frontiers in Physics, ha mostrato come l’organizzazione dei due sistemi presenti effettivamente delle forti somiglianze strutturali, nonostante l’enorme differenza tra le scale coinvolte, di oltre 27 ordini di grandezza. Può dunque un’applicazione o un software rimpiazzare anche solo dal punto di vista matematico una simile struttura? Eppure il cervello non è che una parte del nostro essere, essendo non la sede della coscienza ma il router “connesso” a quella che viene chiamata "coscienza". Sarebbe sufficiente questa premessa per spegnere la fede verso il nuovo idolo della civiltà transumana annunciato attraverso la parabola di Chat GPT.
Per tirare le somme, sulla base della Weltanschauung steineriana, il Regno digitale e dell’Intelligenza Artificiale si configurano già come la contro-immagine arimanica dell’intelligenza cosmica e dei suoi reami celesti. In fondo se il Metaverso ha già scalzato l’iperuranio dei filosofi e il paradiso delle escatologie religiose, l’intelligenza artificiale non si sta sostituendo solo all’Uomo e alla sua intelligenza, ma anche allo Spirito del Mondo e alla sua divina provvidenza. Forse che i docenti già non pregano gli algoritmi per l’assegnamento di una cattedra? Eppure siamo solo al principio. Pensate a quando leggi e ordinamenti – protocolli sanitari inclusi – verranno definiti dall’intelligenza artificiale “per il bene del genere umano” e non saranno passibili di critica in quanto parola del nuovo Dio ed evangelo di un culto che nel 2020 ha già scalzato tutte le religioni del pianeta: la Scienza(h).
Steiner ci mise in guardia dalla futura incarnazione di Arimane, che a suo avviso sarebbe avvenuta proprio al principio del terzo millennio e, pur non essendo il filosofo e teosofo austriaco un calcolatore elettronico, fece assai bene i suoi calcoli. Tutta l’industria del digitale è forse oggi il mezzo più efficace per preparare la prossima incarnazione di un’entità vuota e nichilista come l’Arimane descritto da Steiner. La rete che si forma con internet, estendendosi in tutto il mondo come una ragnatela letale, ha avuto sin dall’inizio un’affinità diretta con Arimane, il quale, non appena apparirà in un corpo fisico, gli si apriranno possibilità d’azione inimmaginabili. Nel momento in cui un computer ha fatto sentire la sua voce, da quella del navigatore dell’auto a quella di Alexa, ha dato al mondo l’illusione della parola, una parola però, senza respiro. Quando attraverso chatbot sofisticate ha risposto ad alcune delle nostre domande, ci ha illuso di poter capire. Quando attraverso società come Figure – che ha appena prodotto una seconda generazione del suo robot umanoide, risultato tra i più complessi mai sviluppati – fornirà all’AI un corpo accostabile a quella dell’Uomo, darà infine l’ultima illusione, quella della vita. Sarà allora che l’incarnazione di Arimane sarà compiuta.

Bibliografia
Davide Ramunno, 2023, Il Terzo Testamento, Lo Spirito del Mondo edizioni
Rudolf Joseph Steiner, 1919, «Ahriman» kommt! Sein Wirken kann jeder Mensch durchschauen (“Arimane è in arrivo”, traduzione di Silvia Nerini, Revisione e prefazione di Pietro Archiati), https://www.liberaconoscenza.it/download/steiner/download-rudolf-steiner-arimane-in-arrivo.html
F. Vazza, A. Feletti, 2020, The Quantitative Comparison Between the Neuronal Network and the Cosmic Web, https://www.frontiersin.org/journals/physics/articles/10.3389/fphy.2020.525731/full
https://www.hwupgrade.it/news/scienza-tecnologia/figure-ha-svelato-figure-02-la-nuova-versione-del-suo-robot-umanoide-impressionante-e-bellissimo_129640.html